Preso da tante cose, ormai non ci pensavo quasi più. Poi l’orazione alle lodi mattutine, questa mattina, mi ha ricatapultato indietro di qualche giorno, nell’affascinante cittadella scientifica a cavallo tra Svizzera e Francia che ho visitato con alcuni colleghi, su invito del fisico Ugo Amaldi.
Il Cern di Ginevra è un luogo certamente affascinante. Ne sentii parlare fin dal primo giorno di terza liceo, venticinque anni fa, e da allora è cresciuto nel mio pensiero come un mito. Mai avrei immaginato che un giorno vi avrei trascorso una giornata, scendendo cento metri sotto terra per vedere da vicino il famoso acceleratore e respirare l’aria di sfida e di conquista che attira ricercatori da tutto il mondo. Sì, mi sono rivisto giovanissimo studente dello “scientifico” alle prese con formule e problemi, che scorreva avido le memorie di Einstein e le trasmissioni divulgative sul big bang.
Tralascio i dettagli sul bosone e le altre particelle e i ventisette chilometri di altissima ingegneria che abbiamo visto e fotografato (qui si può trovare materiale in abbondanza), per annotare invece la giovane età media della comunità scientifica, 28 anni, e il grande spirito di collaborazione internazionale, in cui l’Italia fa un’ottima figura. Davvero un laboratorio di conoscenza, di pace e di speranza, come hanno sottolineato in molti, al termine del viaggio. E tutt’altro che chiuso al trascendente. Ecco perché dedico soprattutto ai tanti amici che ci hanno accolto al Cern la preghiera a cui accennavo all’inizio.
“O Dio, che hai affidato all’uomo l’opera della Creazione e hai posto al suo servizio le immense energie del cosmo, fa’ che oggi collaboriamo a un mondo più giusto e fraterno a lode della tua gloria”.




Più grande del grande, e dell’immenso, c’è solo… l’infinito
… E soprattutto l’infinitamente piccolo…