È la seconda volta che mi succede, nel giro di poche settimane. Nella stazione di Firenze, sale sul treno e si siede accanto a me una persona cieca. Entra accompagnata da un addetto, che le indica il posto e scende. A Bologna la scena si inverte: lei si avvicina alla porta e un incaricato dell’assistenza l’aiuta a scendere.
Ieri la cosa mi ha colpito in modo particolare perché da qualche giorno sto leggendo “Cecità”, noto romanzo del portoghese José Saramago. Lo scrittore immagina che la popolazione di una non precisata città diventi improvvisamente e inspiegabilmente cieca. Davanti all’evento misterioso, esplode la paura e con essa la violenza e la sopraffazione. Il racconto, parecchio inquietante, è un distillato di pessimismo: la cecità cancella in fretta la solidarietà fra gli uomini. Ma è vero anche il viceversa: la mancanza di comprensione e carità per l’altro rende tragicamente ciechi. Per ora non si vedono barlumi di speranza, ma sono appena a metà. Vedremo…




Ciao Ernesto. Ti do del tu anche se dieci anni fa, in classe, ti davo del Lei. Sono un tuo ex-studente. Grazie per il bel consiglio di lettura. Ho idea che me lo procurerò, sembra molto interessante.
Ho aperto un blog di fresco. Passa a fare una visita, se ti va.