Fin dai primi momenti in cui presi possesso del mio balcone romano, ho giocato al piccolo giardiniere, curando alcune pianticelle ricevute in eredità. Un anno fa, tentai di più, provando a gettare io stesso qualche seme in un vaso. Dodici mesi dopo, ecco sbocciare il risultato. Dopo tanta attesa e curiosità, c’è da essere contenti, no?
Se il seme gettato in terra… 2 comments
Il vento che non spegne ma accende 4 comments
Se il vento è uno dei segni della Pentecoste, direi proprio che ci siamo… Qui vola via tutto! ![]()
Della meravigliosa festa che sta iniziando mi piace sottolineare soprattutto un significato: lo Spirito di Dio soffia fra gli uomini fin dal primo giorno. Viene per rimanere. Dio non ha bisogno di affacciarsi dall’alto e intervenire per rispondere alle nostre preghiere. Egli è sempre vivo e attivo fra di noi. Come dice bene San Luca, ubriachiamoci di Lui…
La Messa non è finita 2 comments
In questa settimana il lavoro mi lascia pochi spazi, tanto che il blog è un po’ spento e perfino il libro sul comodino rischia di accumulare polvere… Ieri sera sono riuscito a fuggire al cinema, restando però molto deluso da “To Rome with love” di Woody Allen. Magari nel week end infilo “Dark Shadows”: qualcuno l’ha visto?
A rendere poco esaltanti queste giornate ha contribuito anche l’email di alcuni cari amici che vivono nel bel mezzo dell’Emilia terremotata. Paura, disagi, incertezza: questo riservano ancora le notti della bassa padana
Mentre aumentano i biglietti di bus e metrò e il week end si annuncia ancora una volta piovoso, una bella notizia è l’uscita del libro di un amico giornalista. Gianni Di Santo, infatti, firma con don Domenico Amato “La Messa non è finita” (ed. Rizzoli), biografia di don Tonino Bello e del suo “vangelo scomodo” . Il vescovo di Molfetta, di cui è in corso la causa di beatificazione, è stato per molti un maestro di accoglienza e di spiritualità. Con la sua prosa seducente ancora oggi accarezza e striglia gli animi. Pensieri come i suoi di solito vengono archiviati alla voce “utopia”. Succede sempre quando c’è qualcuno che prende le cose sul serio e, dunque, ci fa paura.
Fede e sacrificio di un giovane di Azione Cattolica Leave a comment
Pietro Pironi, Pio Moretti e ora Rino Suzzi. Si allunga la lista dei giovani presidenti parrocchiali di Azione Cattolica che, nel corso della seconda guerra mondiale, sono andati incontro alla morte offrendo una testimonianza di fede e di spirito di giustizia. A farli conoscere è lo storico cesenate Claudio Riva, che in questi anni ha setacciato archivi parrocchiali e militari, intervistato testimoni diretti, scovato lettere e fotografie, e restituito così alla memoria collettiva tre straordinarie figure di eroi “normali”, giovani romagnoli come tanti, animati da grandi ideali, civili e religiosi.
Rino Suzzi, di cui Claudio ha appena dato alle stampe la storia, nasce a Calisese nel 1921. Primo di quattro fratelli, cresce in parrocchia, dove si impegna nell’Ac, anima la filodrammatica e conosce Pina, con cui si fidanza giovanissimo. A diciannove anni è arruolato nell’Aeronautica militare e a metà del 1942 è trasferito in Grecia, presso l’aeroporto di Rodi. Dopo la caduta di Mussolini, il 25 luglio 1943, i rapporti già tesi fra i soldati italiani e quelli tedeschi si inaspriscono ulteriormente. Quando, ad Atene, il 1 agosto, rifiuta di consegnare la baionetta a una pattuglia tedesca, è ferito a morte da una raffica a bruciapelo. Riesce solo a dire poche parole al cappellano militare e a dargli in suo ricordo la tessera dell’Azione Cattolica su cui era stato scritto: “Ti sia sprone a compiere meglio il tuo sacrificio”. La stessa di cui parlava in una lettera al parroco di Calisese pochi mesi prima: “l’ho ricevuta e l’ho gradita più di qualsiasi altra cosa, la terrò sempre con me e sempre e dovunque manterrò alti quei principi che voi mi avete insegnati e che tuttora sono impressi nel mio cuore”.
Conoscere la storia di Rino e della sua famiglia, leggerne le lettere, fermarmi sulle fotografie con lui, Pina, gli altri giovani della parrocchia, non mi ha solo dato il senso di un passato doloroso e memorabile, ma soprattutto il gusto di una vita e una fede semplice, fresca, energica. Grazie a chi ce la fa assaporare e a chi ci è maestro, anche settant’anni dopo.
Il corpo ci insegna il tempo e il rispetto 2 comments
Fra pochi giorni si terrà a Milano l’incontro mondiale delle famiglie con Benedetto XVI. In vista di questo momento, che vuole essere anche un invito a riflettere, e considerando il vivo dibattito in corso sull’argomento, scelgo di fermarmi su questi stralci di un prezioso discorso del Papa, che risale giusto a un anno fa. Un testo che consiglio di leggere integralmente, anche per i bei riferimenti iniziali a Michelangelo.
“L’unione in una sola carne si fa allora unione di tutta la vita, finché uomo e donna diventano anche un solo spirito. Si apre così un cammino in cui il corpo ci insegna il valore del tempo, della lenta maturazione nell’amore. In questa luce, la virtù della castità riceve nuovo senso. Non è un “no” ai piaceri e alla gioia della vita, ma il grande “sí” all’amore come comunicazione profonda tra le persone, che richiede il tempo e il rispetto, come cammino insieme verso la pienezza e come amore che diventa capace di generare vita e di accogliere generosamente la vita nuova che nasce. (…)
La famiglia, ecco il luogo dove la teologia del corpo e la teologia dell’amore si intrecciano. Qui si impara la bontà del corpo, la sua testimonianza di un’origine buona, nell’esperienza di amore che riceviamo dai genitori. Qui si vive il dono di sé in una sola carne, nella carità coniugale che congiunge gli sposi. Qui si sperimenta la fecondità dell’amore, e la vita s’intreccia a quella di altre generazioni. E’ nella famiglia che l’uomo scopre la sua relazionalità, non come individuo autonomo che si autorealizza, ma come figlio, sposo, genitore, la cui identità si fonda nell’essere chiamato all’amore, a riceversi da altri e a donarsi ad altri”.
Ferito dall’amore 1 comment
Domenica scorsa, a causa del maltempo scatenatosi sulla zona di Arezzo, Benedetto XVI non ha potuto raggiungere il Santuario della Verna e incontrare, come previsto, la comunità francescana. Il discorso preparato per l’occasione è stato però pubblicato e meno male perché è bellissimo. Una meditazione sull’amore che rapisce e ferisce, tocca i sensi e riapre la nostra storia con la sua “ardente e dolce forza”.
C’è un tale condensato di spiritualità francescana e di mens ratzingeriana che passare dalla lettura alla preghiera alle lacrime è questione di un attimo. Un esempio, fra i tanti, in cui c’è tutto Francesco e tutto (papa) Benedetto, certo diversi ma entrambi maestri di umiltà e abbandono:
“La Crocegloriosa di Cristo riassume le sofferenze del mondo, ma è soprattutto segno tangibile dell’amore, misura della bontà di Dio verso l’uomo. In questo luogo anche noi siamo chiamati a recuperare la dimensione soprannaturale della vita, a sollevare gli occhi da ciò che è contingente, per tornare ad affidarci completamente al Signore, con cuore libero e in perfetta letizia, contemplando il Crocifisso perché ci ferisca con il suo amore”.
Mai uscire senza 3 comments
Si conclude oggi a Torino il Salone internazionale del libro. Non mi è stato possibile tornare a fare un giro tra i padiglioni (ho dato però un contributo a distanza, qui…) ma ho cercato di seguire sulla stampa il filo di alcune riflessioni e percorsi.
Quello in cui più mi sono riconosciuto è il consiglio che Antonia Arslan dispensava mercoledì scorso su Avvenire: “Mai si deve uscire di casa senza un libro in tasca”. È proprio così! Da quando sto a Roma e mi capita di prendere i mezzi pubblici, cerco di averne sempre uno con me. Anche quando si tratta solo di poche fermate di metropolitana…
D’altra parte, come ben scriveva l’autrice della Masseria delle allodole: “anche da poche righe mi veniva un piacere sottile e intossicante, si aprivano i mondi del possibile e dello sconosciuto, entravo in una storia: e le oggettive difficoltà del momento arretravano, allentavano la loro morsa, si addolcivano, perché l’essere umano, da Omero in poi, non può fare a meno di storie. Leggere dà gioia, malinconia, turbamento, orrore, esaltazione: tutti i sentimenti, tutti i sommovimenti dell’animo umano sono provocati, spiegati e insieme leniti dall’immersione nel pensiero e nella scrittura di altri da noi, da quel contatto profondo con le loro menti che la lettura consente”.
Voci celestiali Leave a comment
Ho ancora la pelle d’oca. Il coro dei bambini della cattedrale di Città del Messico, ospite a San Pio V, ha impreziosito la Messa con i suoi canti, commuovendo profondamente il sottoscritto. Repertorio classico, esecuzione raffinata. Mentre il piccolo artista intonava il Sanctus, quasi invisibile dietro all’ambone, è stato impossibile non pensare all’assolo virtuoso del giovane indio in “Mission”… Ricorderò a lungo queste voci pulitissime e dolci, una vera prova dell’esistenza del paradiso!
Un caso bruciato Leave a comment
Un architetto di fama mondiale, stanco del successo (e della fede), si rifugia in un lebbrosario nascosto nel cuore dell’Africa, in cerca di pace. La troverà, ma a un prezzo altissimo. È la trama di “Un caso bruciato”, il terzo romanzo di Graham Greene che faccio fuori in pochi mesi.
Non è forse all’altezza degli altri due, ma dall’inizio alla fine mi sembra sottendere la domanda che deve aver tormentato l’autore per tutta la vita: siamo capaci d’amare?
“Non sono ben certo – afferma, a un certo punto della storia, il medico della missione – che esista un uomo incapace d’amore. L’amore è stato ormai piantato nell’uomo, sia pure inutilmente, in taluni casi, come un’appendice. A volte, naturalmente, la gente lo chiama odio”. Poco prima lo stesso dottore ateo aveva confidato: “Io nutro la fioca speranza, ecco tutto, la fiochissima speranza, che un uomo chiamato Cristo sia stato l’elemento fertile, in cerca di una screpolatura nel muro per piantarvi il proprio seme”.
Tra favola e parabola 2 comments
Se domenica sera sono rimasto incantato dagli effetti speciali di “The Avengers”, ieri sera ho riso di gusto con le macchiette di “100 metri dal Paradiso”, la storia improbabile ma non assurda su un’ipotetica partecipazione del Vaticano alle olimpiadi di Londra!
Domani uscirà nelle sale e sono certo che chi andrà a vederlo si divertirà un mondo, fra suore lancio pesiste, inguardabili gadget religiosi, guardie svizzere dappertutto…
Specialmente chi bazzica il mondo cattolico, troverà modo di sorridere su di sé e al tempo stesso apprezzare lo spirito sotteso alla pellicola, rispettoso e perfino un tantino missionario, per quanto laico al cento per cento.
Lo stesso “Osservatore Romano” ha dato un giudizio che condivido, evidenziando il tono leggero e libero da preconcetti, tale da rendere la commedia “così ingenuamente inverosimile da potersi permettere di inventare senza apparire irritante o irriverente”.
Lascio agli esperti le valutazioni tecniche, credo comunque che converranno sull’ottima interpretazione del protagonista, Domenico Fortunato, come di altri attori, e del regista, Raffaele Verzillo.
Piccoli maestri Leave a comment
Questo video, postato recentemente su facebook da Ilaria, mi è molto piaciuto e mi ha ricordato una scenetta vista ieri in metropolitana. Immaginate la scena: nel vagone, semi vuoto, due famiglie si siedono di fronte. Da una parte, una coppia di turisti dell’estremo oriente, probabilmente cinese, con un passeggino e la figlioletta. Dall’altra, una signora con il proprio bimbo. A un certo punto, il maschietto si è avvicinato alla bambina chiedendo, in italiano, una caramella dal sacchetto che stringeva tra le mani. Lei non ci ha pensato due volte e ha subito condiviso con lui il suo piccolo tesoro. Dopo qualche fermata, quando il bimbo è sceso insieme alla mamma, lei lo ha salutato agitando la manina e riempiendo il vagone con un sonoro “bye bye”.
Lux in arcana 4 comments
La firma di Galileo sugli atti del processo e quella di Napoleone sul concordato conla Santa Sede, la scomunica di Lutero e gli interrogatori dei Templari, una lettera di Michelangelo al vescovo di Cesena (eh eh…), e una degli indiani d’America a Leone XIII, incisa su corteccia di betulla. Sono solo alcuni dei cento documenti dell’Archivio Segreto Vaticano esposti per la prima volta (e probabilmente anche l’ultima) agli occhi del pubblico, al di fuori dei sacri palazzi.
“Lux in arcana”, luce nei recessi, è il titolo della mostra allestita ai Musei capitolini fino al prossimo settembre. Visitarla, ieri mattina, è stata un’autentica emozione. E un ripasso di storia, sacra e profana. I nomi più famosi della storia e l’arte di illustri sconosciuti, le scelte che hanno cambiato il mondo e i segni del potere. Solennità e drammi, santità e segreti. Non manca nulla nella rassegna che sta battendo i record di visite.
C’è il Dictatus Papae di Gregorio VII (quello che accolse l’imperatore Enrico IV a Canossa) e l’onorificenza di Clemente XIV a Mozart, la bolla di indizione del Concilio di Trento e quella del Vaticano II. La sala più eterogenea è forse quella dedicata a “sante, regine e cortigiane”, che espone una accanto all’altra le lettere al papa della piccola Bernadette Soubirous, della regina Maria Antonietta di Francia – un piede già sul patibolo – e dell’imperatrice Sissi.
Impossibile citare tutti i documenti esposti. Il più sontuoso? La pergamena dei parlamentari inglesi a Clemente VII, a sostegno della richiesta di Enrico VIII di annullare le nozze con Caterina d’Aragona e poter sposare Anna Bolena. Una domanda respinta al mittente, a dispetto degli 81 sigilli nobiliari. Il più inaspettato? I complimenti di Voltaire a papa Benedetto XIV. Il più commovente? La rubrica di un prete austriaco, con i nomi degli altri sacerdoti internati a Dachau.
1 maggio nel bosco 2 comments
Alle 6,30 sono già sulla metropolitana. Roma è pressoché deserta e anchela StazioneTerminisi sveglia lentamente questa mattina. Nell’atrio, intercetto qualche famiglia – ciascuno col suo trolley, dal più grande al più piccolo – giovani turisti stranieri, un po’ spaesati, il sorriso di due suore. A Orte il mio vagone si ferma proprio davanti al monumento in memoria dei ferrovieri caduti sul lavoro: una croce fatta saldando due binari. È il 1 maggio, ci sono fiori freschi ai piedi della scultura di ferro. Poco più avanti, dove autostrada e ferrovia si incrociano, ecco la statua bianca della Madonna che apre le braccia ai viaggiatori. È pur sempre anche l’inizio del mese mariano…
Il meteo annunciava pioggia, ma arriverà solo nel pomeriggio, permettendomi una passeggiata in un’oasi favolosa, da poco sistemata e riaperta: il bosco alle pendici di Assisi, proprio sotto la basilica di San Francesco. È questa la meta della gita di oggi, impreziosita da tanta pace e amicizia. Dovrò tornarci, il bosco è grande e merita un tempo più prolungato: chi passa da quelle parti non si lasci sfuggire quest’angolo di meraviglia.
Con intelligenza e fiducia Leave a comment
La giornata di ieri resterà a lungo nella mia memoria per i molti doni che la beatificazione di Giuseppe Toniolo ha condotto con sé. Parlo di persone riviste, seppur brevemente, dopo tanto tempo, di uno spirito di comunione e stupore che si rinnova ad ogni Eucaristia, di parole che hanno colpito la mente e il cuore.
Fra le testimonianze del pomeriggio, valeva davvero la pena ascoltare Paul Bhatti, fratello di Shahbaz Bhatti, il ministro pakistano per le minoranze religiose ucciso un anno fa da alcuni estremisti. Ricordate il suo “testamento”? Oggi, lui ha preso il posto del fratello e ne porta avanti la delicatissima opera di riconciliazione, a costo della vita. Apparentemente nulla accomuna il beato professore universitario vissuto fra Ottocento e Novecento e il giovane martire dei nostri giorni, in realtà ci insegnano una dedizione appassionata che stride con tanti (nostri) mediocri equilibrismi.
Fra gli appunti che vorrei conservare, metto anche le riflessioni del cardinale Bagnasco. Una soprattutto: Giuseppe Toniolo “cercò, con intelligenza e fiducia, di capire la volontà di Dio dall’osservatorio dei suoi ambienti di vita, attento alla famiglia e all’economia, alla politica e alla società, sempre alla ricerca delle forme più opportune ed efficaci per dialogare ed essere presente nella storia perché la fede cattolica potesse incidere nel tessuto umano e ispirare il nuovo assetto politico-istituzionale, e innanzitutto culturale, che si andava faticosamente delineando”.
Per conoscere Toniolo Leave a comment
Domenica prossima parteciperò anch’io, nella Basilica di San Paolo fuori le mura, alla beatificazione di Giuseppe Toniolo, grande testimone del vangelo nella sfera sociale ed economica. Per prepararmi un po’, non è però sui suoi testi etici o giuridici che mi soffermo, ma sugli scritti più personali e intimi. Come la lettera al parroco di Pieve di Soligo, a cui chiede di presentare la sua richiesta di fidanzamento alla giovane Maria. O quanto scrive alla stessa ragazza, “perché il nostro deve essere affetto e non sentimentalismo”. Toccanti, inoltre, le parole al figlio Antonio subito dopo la sua laurea in scienze naturali.
Certo, il linguaggio di fine Ottocento suona strano alle nostre orecchie, ma più che sorridere delle espressioni di allora, mi impressiona la franchezza e la profondità. Chi vuole saperne di più sul nuovo beato, troverà qui abbondante materiale.
Un giorno questo dolore ti sarà utile 2 comments
È il titolo di un romanzo di Peter Cameron su cui di recente è stato realizzato un film, sotto la regia di Roberto Faenza. Non ho letto l’uno, né visto l’altro (ma forse dovrei, da quanto mi sembra di cogliere), il titolo però mi ha colpito. Rivela una grande verità sul dolore, o meglio sulla vita, a patto di schivare qualche scorciatoia retorica.
Non penso, infatti, che sia sempre così. Che cioè il soffrire ci renda automaticamente migliori o più preparati per la volta successiva. È una scuola, certo, ma come sui banchi non si impara semplicemente aprendo le orecchie, allo stesso modo credo che l’amarezza vada masticata insieme a grandi dosi di volontà. E l’educazione della volontà è la più trascurata oggi. Più ancora, forse, di quella sentimentale.
Un giorno questo dolore ci sarà utile. Magari dopo averci scavato l’animo senza risparmio. Ma difficilmente lo sarà senza il nostro impegno ad ascoltarlo senza diventarne dipendenti. E la benedizione di qualcuno che allunga la mano per tirarci fuori da noi stessi. Difficile rialzarsi senza un punto fermo esterno e vicino.
Nella storia portata al cinema, “Un giorno questo dolore ti sarà utile” è la dedica con cui la nonna Nanette accompagna l’ultimo regalo per il nipote James, in piena crisi adolescenziale e circondato da adulti tutt’altro che significativi. “Ho vissuto pienamente? Ho saputo amare? – continua l’anziana, unica vera guida del ragazzo – Se alla fine potrai rispondere sì, non avrai vissuto invano”. In caso contrario, non ce la caveremo dando la colpa ad altri, neppure all’ingiusto dolore.
Il segreto della conoscenza Leave a comment
Domani cade il 1625esimo anniversario della conversione di Agostino d’Ippona. Il 33enne professore, giunto quattro anni prima in Italia dall’Africa, riceveva infatti il battesimo a Milano dal vescovo Ambrogio il 24 aprile 387. Per sottolineare la memoria della bella ricorrenza, celebrata con molte iniziative a Pavia, presso la tomba del grandissimo Padre della Chiesa, lascio la parola direttamente a lui, là dove spiega qual è il segreto per conoscere Dio (e forse non solo lui):
“Dammi un cuore che ama, e capirà ciò che dico. Dammi un cuore anelante, un cuore affamato, che si senta pellegrino e assetato in questo deserto, un cuore che sospiri la fonte… e capirà ciò che io dico…”.
p.s. Lungi da me rubare il mestiere a Lucyette, ma sono capitato per caso qui e credo ci sia pane per i suoi denti…
Pantheon in miniatura 3 comments
Un Pantheon in miniatura. Definizione azzeccatissima per la piccola chiesa cesenate di Santa Cristina, voluta agli inizi dell’Ottocento da papa Pio VII. Dopo anni di chiusura per restauri, ieri sono tornato un po’a godere di questo gioiello, incastonato in via Chiaramonti senza dare nell’occhio. L’opera del Valadier, rimessa a nuovo con maestria e competenza, comprende anche una cripta, finora chiusa al pubblico: un locale che ne accresce il fascino con un tocco di mistero.
Una rapida visita a San Zenone, al Suffragio e a Sant’Agostino ha completato il giro fra le piccole (e grandi) perle della storia sacra cesenate che non è facile trovare aperte ma che hanno ancora molto da dire alla nostra città.
Tre uomini in barca (per tacer del cane) 2 comments
“Adoro il lavoro: mi affascina. Sono capace di starmene per ore e ore a guardarlo”. Avevo sentito spesso questo aforisma ma ignoravo chi fosse l’autore. Così, ieri sera, quando mi sono imbattuto nell’ironica dichiarazione, ho sorriso di gusto e ringraziato Jerome K. Jerome.
Da qualche giorno, infatti, sto leggendo il suo bestseller “Tre uomini in barca (per tacer del cane)”, romanzo nato quasi per caso nel 1889 dal progetto di una guida turistica e letteraria del Tamigi. La trama è la storia strampalata di un viaggio in barca di tre amici (l’autore, Harris e George) che decidono di intraprendere, insieme al fido cane Montmorency, una gita di quindici giorni lungo le rive del grande fiume. Dei quattro – fa notare l’autore – il cane è il più avveduto: infatti, quando viene messa ai voti la decisione di intraprendere l’escursione, è l’unico che vota contro… Sarà certo un caso, ma Jerome iniziò la stesura del libro al rientro dalla luna di miele, lungo lo stesso itinerario, con Georgina, nove giorni dopo il divorzio di lei dal primo marito.
Il racconto è molto piacevole, ricco di umorismo (tipicamente britannico) e di situazioni paradossali quanto divertenti. Col risultato, scrive un commentatore, di “mettere in luce il lato buffo di ogni vicenda umana anche apparentemente seria”. Un esempio? Il folgorante inizio, in cui l’autore, dopo la lettura di un testo di medicina, si convince di essere affetto da tutte le malattie possibili e immaginabili, tranne il “ginocchio della lavandaia”. O l’ironia sul gusto inglese per i cimiteri e l’attendibilità delle previsioni del tempo.
Ma per tornare dove eravamo partiti, così prosegue il celebre inno al lavoro: “Mi piace tenermelo vicino: l’idea di sbarazzarmene, quasi mi spezza il cuore. E non ne ho mai di troppo; accumulare il lavoro è diventato quasi una passione, in me: il mio studio è talmente pieno di lavoro, ormai, che difficilmente si potrebbe trovare lo spazio per mettercene ancora”.
Ci sono due finestre accese su Roma e sul mondo… 1 comment
Ieri sera, sistemando le fotografie degli ultimi mesi, mi è capitata questa davanti agli occhi. Non la ricordavo, anche se risale a poco tempo fa. Una freddissima sera di gennaio, appena dopo le feste.
Non credendo alle coincidenze, lo considero un regalo giunto per essere condiviso proprio oggi. Da sette anni dietro a quelle finestre un “umile lavoratore”, come si definì subito, serve la Chiesa “con mite fermezza”. Il nostro debito verso di lui è impagabile.
Non so a voi, ma a me alzare gli occhi a quella luce discreta, quasi invisibile, che taglia la notte di Roma, ispira grande serenità e dolcezza. Gli stessi sentimenti che, con molta commozione, provo nel rileggere la conclusione dell’omelia che Benedetto XVI ha pronunciato lunedì, nel giorno del suo compleanno.
“Mi trovo di fronte all’ultimo tratto del percorso della mia vita e non so cosa mi aspetta. So, però, che la luce di Dio c’è, che Egli è risorto, che la sua luce è più forte di ogni oscurità; che la bontà di Dio è più forte di ogni male di questo mondo. E questo mi aiuta a procedere con sicurezza. Questo aiuta noi ad andare avanti, e in questa ora ringrazio di cuore tutti coloro che continuamente mi fanno percepire il «sì» di Dio attraverso la loro fede”.














